Young Side: Un’idea chiara – intervista a Mauro Marchetti

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22 Settembre 2026
Six in the Mix

Lavora nellu2019ombra della palestra, molto prima che si accendano i riflettori sulle finali nazionali giovanili. Mauro Marchetti u00e8 uno di quegli allenatori che partono dal lavoro, dalla preparazione maniacale e dallu2019idea che ogni allenamento meriti la stessa dignitu00e0 di una partita di Serie A. Alla guida delle formazioni maschili di eccellenza Under 17 e Under 19 di Vero Volley, Marchetti puu00f2 vantare un palmaru00e8s impressionante: sette titoli nazionali giovanili, cinque soltanto nelle ultime due stagioni tra Scudetti U17, U19 e Junior League. Dietro i trofei cu2019u00e8 un ex giocatore u201ccon molta passione e poco talentou201d che ha trasformato quella consapevolezza in cura del dettaglio. Pretende curiositu00e0 e apertura mentale, accompagna i ragazzi attraverso errori e pressioni, lavora sulla loro gestione emotiva. Nella filosofia di Marchetti la vittoria u00e8 la conseguenza naturale di un percorso di crescita che coinvolge tutti i giocatori, non il punto di partenza.

Allu2019inizio del tuo percorso, cosa ti ha spinto a intraprendere la carriera da allenatore? E quando hai capito che poteva diventare davvero la tua strada?

Allu2019inizio ero un giocatore con molta passione e poco talento e, proprio perchu00e9 avevo capito che non sarei mai arrivato in alto da atleta, la voglia di riuscirci comunque mi ha spinto a intraprendere la carriera da allenatore giu00e0 a 17 anni. Per circa dieci anni ho portato avanti entrambi i ruoli, giocatore e tecnico, e in alcune stagioni mi u00e8 persino capitato di allenare la stessa squadra in cui giocavo. Devo ammettere che sono stati anni fondamentali anche per me come giocatore, perchu00e9 iniziando ad allenare ho compreso tante cose che nessuno mi aveva mai spiegato prima.

Nel corso della tua carriera hai allenato sia squadre giovanili sia atleti piu00f9 esperti: quali sono, secondo te, le principali differenze tra lavorare con una squadra senior e una junior?

Da un punto di vista tecnico e tattico, la differenza principale sta nelle abilitu00e0 e nellu2019esperienza. Lu2019esperienza, in fondo, non u00e8 altro che la quantitu00e0 di errori che commetti fino a imparare a fare le cose bene: per questo i giovani hanno bisogno di sbagliare tanto per imparare a giocare, mentre i piu00f9 esperti hanno bisogno di meno informazioni, perchu00e9 certe situazioni le conoscono giu00e0. Detto questo, io vivo con lu2019idea che non si finisca mai di imparare, e considero apertura mentale e curiositu00e0 requisiti fondamentali per i miei atleti. Sul piano opposto, quello emotivo e caratteriale, il lavoro con i senior u00e8 molto piu00f9 delicato rispetto ai junior. Nei giovani, anche quando la gestione non u00e8 perfetta, spesso si riesce a compensare: hanno una grande capacitu00e0 di u201cresettareu201d, e grazie a passione ed energia riescono a superare piu00f9 facilmente le inefficienze da questo punto di vista.

Ci sono principi o caratteristiche che non possono mai mancare nei tuoi allenamenti, indipendentemente dallu2019etu00e0 o dal livello della squadra?

Prima di tutto la preparazione: dellu2019allenamento, dello staff e personale. Tratto ogni squadra come se fosse di Serie A, perchu00e9 credo che tutti meritino la stessa attenzione e dignitu00e0, indipendentemente dal livello. Poi servono passione, entusiasmo, energia, cuore e atteggiamento. Credo molto nella capacitu00e0 dei pensieri di influenzare emozioni e stato du2019animo: imparare a governarli u00e8 un percorso lungo, ma fondamentale. Per alcuni allenatori u00e8 un talento naturale; io ho dovuto studiarlo e lavorarci molto.

Allenando i piu00f9 giovani, come riesci a trovare il giusto equilibrio tra costruire un rapporto di fiducia con loro e mantenere lu2019autorevolezza necessaria al tuo ruolo?

Per me lu2019autorevolezza riguarda soprattutto le regole e la gestione del gruppo, mentre la fiducia ha a che fare con il continuare a credere nei giocatori anche quando le cose vanno male. Il vero punto di equilibrio sta nel continuare a spingere, nel sottolineare gli errori u2013 perchu00e9 u00e8 dalla loro correzione che nasce il miglioramento u2013 senza peru00f2 esagerare, per non intaccare autostima e fiducia. A volte la vera abilitu00e0 u00e8 fare in modo che la fiducia viaggi su un binario diverso da quello tecnico: riuscire a sostenere i ragazzi anche mentre li si corregge.

A tuo parere, il settore giovanile del volley italiano oggi prepara adeguatamente i ragazzi al salto verso le prime squadre? Se ci sono delle lacune, quali aspetti andrebbero migliorati?

Credo che il settore giovanile italiano stia lavorando molto bene, sia per la qualitu00e0 del lavoro sia per il rapporto tra Nazionale e club. Per crescere, i ragazzi hanno bisogno di confrontarsi con livelli sempre piu00f9 alti, ma senza bruciare le tappe: se la difficoltu00e0 u00e8 eccessiva, il rischio u00e8 compromettere autostima e fiducia. Per questo credo in un percorso u201ca boomerangu201d: salire di livello, tornare nel proprio campionato per acquisire consapevolezza e poi affrontare nuove sfide. Piu00f9 che individuare lacune generali, servono buon senso, dialogo e valutazioni costruite sulle esigenze di ogni singolo atleta.

Si parla spesso delle nuove generazioni: dal tuo osservatorio privilegiato, noti differenze rilevanti rispetto ai ragazzi di qualche anno fa? Se su00ec, in cosa si manifestano maggiormente?

Le differenze ci sono eccome. La piu00f9 evidente, da un lato, u00e8 antropometrica e fisica: oggi abbiamo ragazzi molto piu00f9 dotati, piu00f9 forti, che saltano e tirano con una potenza diversa rispetto al passato. Dallu2019altro lato, peru00f2, ci sono le dimensioni emotive e psicologiche: vediamo giocatori piu00f9 fragili, meno indipendenti, spesso poco allenati al confronto, al fallimento e alle difficoltu00e0. E tutto questo, inevitabilmente, si riflette anche nello sport, per le ragioni che dicevo prima.

Oltre al ruolo di allenatore, hai intrapreso anche quello di podcaster: cosa ti ha spinto ad avviare questo progetto e che tipo di messaggio vuoi trasmettere attraverso questo formato?

Lu2019idea nasce dallu2019esigenza di dare ai giovani allenatori la possibilitu00e0 di accedere a informazioni che altrimenti resterebbero patrimonio di unu2019u00e9lite. Penso ai privilegiati che possono contare su circoli importanti, ai giocatori che poi diventano allenatori dopo aver lavorato con coach di altissimo livello, o alle persone estroverse u2013 a volte anche un pou2019 invadenti u2013 che vanno sempre a parlare, chiedere, fare domande a tutti. Io purtroppo non rientravo in nessuna di queste categorie e per questo ho fatto molta fatica a reperire informazioni per aggiornarmi e crescere. Timido, introverso, ho davvero faticato a introdurmi in certi ambienti e, paradossalmente, u00e8 stato il Covid a darmi una grossa mano: sono nati come funghi decine di podcast e si u00e8 creata una rete di confronto tra tanti allenatori. Oggi la vera sfida u00e8 mantenere alto il livello dei contenuti e, allo stesso tempo, trovare format sempre piu00f9 moderni. Ci stiamo lavorando, sapendo che per fare le cose con qualitu00e0 serve tempo: ad esempio, un podcast anche in video sarebbe molto interessante, ma richiederebbe una sala di registrazione, persone dedicateu2026 e con i ritmi che abbiamo, spesso tutto viene incastrato nei ritagli di tempo libero.

Quanto u00e8 importante oggi lu2019aspetto mentale nella formazione di un giovane atleta, e come lo lavori in palestra?

Direi che oggi lu2019aspetto mentale u00e8 semplicemente fondamentale. Ventu2019anni fa lo si considerava molto meno, pur essendo giu00e0 importante; adesso tutti ne parlano, ma pochi sanno davvero cosa ci sia dietro. Spesso viene affidato allu2019istinto, allu2019esperienza, al u201ccome si u00e8 fattiu201d: persone con un certo carattere si incastrano bene con gruppi fatti in un certo modo e in alcuni contesti vincono, in altri invece faticano. La vera bravura, secondo me, sta nel riuscire a modificare il proprio modus operandi, il proprio stile gestionale, mentale ed emotivo per adattarsi alle persone che si hanno davanti. u00c8 una cosa difficilissima. Io ci lavoro moltissimo, con grande fatica e, direi, risultati normali, peru00f2 almeno ho chiara la strada su cui devo continuare a crescere.

Qual u00e8 lu2019errore piu00f9 comune che vedi nei giovani giocatori e come cerchi di correggerlo?

Lu2019errore piu00f9 comune u00e8 il deprimersi: pensare subito al punto sbagliato, allu2019errore appena commesso, e arrivare a giudicare se stessi come persone su episodi che, in realtu00e0, sono solo prestazioni. Questo atteggiamento finisce per influenzare tutto ciu00f2 che si fa e la qualitu00e0 con cui lo si fa. Lu2019altro grande errore u00e8 la scarsa visione del futuro: non considerare il percorso come qualcosa fatto di tappe, obiettivi e lungimiranza, e non rendersi conto che quasi tutto dipende da quanto lavoriamo, quanta determinazione mettiamo e quante abitudini sane costruiamo intorno a questo. E questo vale per ogni aspetto: tecnica, tattica, gestione ed espressione delle emozioni, educazione, modo di stare in campo, relazioni con le persone, rispetto delle regole, vita in foresteria. Sono elementi determinanti, sui quali cerchiamo di intervenire anche fuori dalla palestra, perchu00e9 rappresentano le fondamenta su cui costruire prima lu2019uomo e poi lu2019atleta.

Che ruolo hanno le famiglie nel percorso sportivo dei ragazzi e come deve rapportarsi un allenatore con i genitori?

Le famiglie hanno un ruolo fondamentale. Senza il loro aiuto u00e8 come perdere un arto: diventa molto piu00f9 difficile gestire le relazioni, sia con gli atleti u2013 per conoscerli davvero u2013 sia con i genitori, a cui dobbiamo far capire che tipo di lavoro stiamo facendo. Per questo u00e8 essenziale costruire unu2019alleanza: da un lato ci permette di avere una visione a 360 gradi del ragazzo, che in palestra vediamo solo in una parte limitata della sua vita. Dallu2019altro ci aiuta a comprendere le difficoltu00e0 quotidiane dei giovani: chi studia poco, chi dorme poco, chi fa fatica a raggiungere lu2019allenamento, chi si u00e8 dovuto trasferire. Noi in palestra arriviamo e pretendiamo sempre il massimo, ma conoscere ciu00f2 che cu2019u00e8 dietro ci permette di avere un pou2019 piu00f9 di comprensione. Allo stesso tempo, un genitore critico u00e8 spesso un genitore che non sa davvero quanta cura e quanto lavoro ci siano dietro. Se riusciamo a tenere aperto un canale di comunicazione in entrambe le direzioni, possiamo spiegare ciu00f2 che non u00e8 chiaro e aiutarli a inquadrare correttamente quello che sta succedendo. Cosu00ec avremo meno persone giudicanti e piu00f9 alleati nel percorso formativo che vogliamo costruire.

Che consiglio daresti a un giovane allenatore che vuole intraprendere questo percorso?

Direi, prima di tutto, di studiare. Lo dicono tutti e puu00f2 sembrare banale, ma u00e8 davvero cosu00ec: bisogna studiare, informarsi, conoscersi, restare aperti al cambiamento e avere una mentalitu00e0 da scienziato, ciou00e8 accettare le critiche, accettare di sbagliare, accettare che qualcuno ti dica u201cGuarda, hai sbagliatou201d e riuscire a rispondere u201cGrazie, almeno la prossima volta non sbagliou201d. Pensare invece di essere giu00e0 perfetti, di sapere tutto e offendersi quando qualcuno ti fa notare che potevi fare meglio u00e8 un atteggiamento istintivo, difensivo, ma non aiuta a migliorare in fretta. Per questo, ben venga chi ci mette davanti ai nostri errori. Poi serve passione: se fai le cose senza passione diventano solo un lavoro, mentre per noi dovrebbero essere prima di tutto un divertimento. I momenti difficili e le sconfitte arrivano sempre; solo se hai passione trovi lu2019energia per ripartire con ancora piu00f9 determinazione, altrimenti cerchi scuse, perdi motivazione o, peggio, finisci per incolpare i ragazzi, e questo non va bene. Infine, bisogna chiedersi seriamente se si vuole davvero fare lu2019allenatore. u00c8 un lavoro serio, che richiede studio e sacrificio, anche e soprattutto dal punto di vista familiare. Fatto nel modo u2013 forse un pou2019 u201cmalatou201d u2013 in cui lo facciamo noi, significa dedicare per lunghi periodi dellu2019anno quasi tutto se stessi a questa attivitu00e0, che diventa la prioritu00e0. In questo la famiglia u00e8 decisiva: una famiglia sana che ti supporta, ti sopporta, ti accoglie e accetta queste u201cassenzeu201d u00e8 fondamentale per mantenere serenitu00e0 e poter lavorare senza sprecare energie nel tentativo di fingere di poter dividere un tempo che, in realtu00e0, non cu2019u00e8.

di Emil Cambiganu

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